Nicolò Vergottini

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Nicolò Vergottini (Parenzo, 1797Venezia, 1859) è stato un politico italiano nel periodo del Risorgimento italiano.

Figlio di Giuseppe Vergottini (1760 – 1833) e Bianca Maria Stae, si laureò in giurisprudenza all’Università di Padova nel 1818[1]. Negli studi e nella professione seguì quindi le orme dei suoi avi nel campo del diritto, iniziando la sua carriera come avvocato a Venezia. Pochi anni dopo, nel 1822, il governo austriaco lo nominò funzionario del fisco a Pinguente, per poi trasferirsi a Trieste e infine a Venezia[2].

Come affermato da Giovanni Quarantotti in La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale del 1848-1849[3], Nicolò ai suoi tempi era stimato per la sua "cultura giuridica, rettitudine e patriottismo". Quegli anni a Venezia furono segnati dall'insurrezione guidata da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, con la conseguente formazione del governo provvisorio[4]. Il riconoscimento dell'impegno patriottico di Nicolò si tradusse dunque nella sua nomina da parte di Manin stesso come Prefetto dell’ordine pubblico, ruolo oggi assimilabile a ministero dell’interno o di polizia[5]. Anche in questo caso Nicolò Vergottini seguì l’attivismo e orientamento politico del padre Giuseppe, il quale si era schierato contro il governo austriaco, insieme a Ludovico Manin, negli anni precedenti la fine della Repubblica di Venezia[6]. Documenti dell’epoca attestano, inoltre, che Nicolò cedette alla Repubblica di San Marco tutte le sue disponibilità finanziarie, sottoscrivendo un prestito pubblico mai rimborsato in combinazione con versamenti in argento e contanti al governo insurrezionale[2].

Stremata dal colera, nell’agosto 1849 Venezia si arrese agli asburgici. Nicolò Vergottini venne escluso dall’amnistia generale concessa dagli austriaci ai rivoltosi: egli, infatti, era stato incluso tra i condannati all’esilio nel bando del generale Gorzkowski insieme a Manin e Tommaseo. Con la moglie Teresa, Nicolò andò quindi in esilio a Torino, da dove inviò molteplici istanze al governo austriaco nel tentativo di rientrare a Venezia[5]. Anche il fratello di Nicolò – Giuseppe – cercò di contribuire alla sua causa recandosi personalmente dalle autorità austriache a Graz e Vienna, ma invano. A inizio 1851, dopo quasi 18 mesi di esilio, l’ambasciata Austriaca permise a Nicolò di tornare a Venezia dove rimase fino alla morte, senza però poter riprendere l’ufficio pubblico e l’attività di avvocato[2].

Passò dunque i suoi ultimi anni di vita dedicandosi agli studi giuridici. Venne infatti associato all’Ateneo Veneto nel 1853 e pubblicò una serie di articoli su riviste giuridiche, una Analisi del Concordato austriaco del 18 agosto 1855, un Commento al "Trattato sulle servitù prediali" di Bartolomeo Cipolla, e un Commento al trattato degli Statuti imperiali del 1855. Per sua volontà, alla sua morte queste e altre opere facenti parte della sua biblioteca personale vennero donate al Comune di Parenzo, arricchendone la biblioteca cittadina[5].

  1. ^ Centro per la storia dell'Università di Padova, Studenti istriani e fiumani all’Università di Padova dal 1601 al 1974, a cura di Luciana Sitran Rea – Giuliano Piccoli, Antilia, Treviso, 2004.
  2. ^ a b c Giuseppe de Vergottini, 150 anni dall'istituzione della dieta provinciale istriana a Parenzo, 13 Ottobre 2011, www.coordinamentoadriatico.it.
  3. ^ Giovanni Quarantotti, La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale del 1848-1849, II, Del Bianco, Udine.
  4. ^ MANIN, Daniele, Dizionario di Storia dell'Enciclopedia Treccani, 2010.
  5. ^ a b c Giuseppe de Vergottini, I de Vergottini di Parenzo: storia di una famiglia, Bononia University Press, 2011. ISBN 8873956793.
  6. ^ Giovanni de Vergottini, La fine del dominio napoleonico in Istria, AMSI, 1926, ora in Scritti di storia del diritto italiano, Milano, 1977.
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